Un imprenditore può scommettere sul futuro? (come fa la politica e la finanza)
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Un imprenditore può scommettere sul futuro? (come fa la politica e la finanza)

imprenditore può scommettere

Un imprenditore può scommettere sul futuro?

Mi rendo conto che l’uomo comune confonde il ruolo imprenditoriale con con quello del manager della politica o della finanza.

Perché parlo di questo?

Perché la politica internazionale di questi giorni è piena di considerazioni assimilabili a scommesse.

Ovviamente sto parlando dei comportamenti da parte dei vari governi in relazione alla pandemia Covid-19.

[Nel seguito del post do per scontato che il lettore sia informato sulle informazioni di base della pandemia di Coronavirus].

Partiamo dalla Cina.

Saltiamo le considerazioni politiche (non sono interessanti per questo blog) e andiamo dritti al sistema decisionale. Il governo cinese, una volta presa coscienza dell’epidemia (fino a quel momento ignorata) decide per misure drastiche di contenimento. L’obiettivo è fermare il virus in territori ristretti. Limitare i danni sulle persone e sulla reputazione, tornare alla situazione precedente il prima possibile.

Cioè limitare i danni economici attraverso una gestione del’epidemia il più veloce possibile.

Passiamo al mondo occidentale.

Non c’è coordinamento tra le varie nazioni (nemmeno in Europa).

I governi stanno decidendo per diversi livelli di intervento nella gestione della pandemia (ormai riconosciuta come tale).

Perchè questa differenza decisionale?

Intanto, è impossibile prevedere il futuro.

Poi, ogni nazione usa strumenti previsionali diversi con diverse interpretazioni dei dati (vedi i vari esperti di ciascuna nazione che non hanno una visione unica della situazione).

Inoltre, ogni nazione parte da condizioni inziali diverse.

Ad esempio l’Italia decide sulla base di una disponibilità di 5.000 posti letto in terapia intensiva, la Germania si basa sulla disponibilità di 28.000 posti in terapia intensiva (oltre cinque volte di più).

Tutto questo, si traduce in diversi livelli di fiducia nei propri mezzi economici (ciascuna nazione) nella gestione dei costi di politica sociale.

Il punto più estremo osservato finora è quello della Gran Bretagna, guidata da Boris Johnson, che comunica ai propri cittadini che le misure di salvaguardia sociali saranno limitate e che decidono di accettarne gli eventuali effetti di contagio (cit. “Abituatevi a perdere i vostri cari”). Il loro obiettivo è di non rallentare l’economia, come è successo per la Cina o l’Italia.

Chi ha ragione?

L’approccio cinese che vuole far terminare la diffusione del virus il prima possibile, oppure i britannici che decidono di ignorarne gli effetti (fiduciosi di un ridotto impatto sociale) a favore di un eventuale rafforzamento economico?

In mezzo ai due approcci ci sono tutti i possibili gradi di scommesse che stanno decidendo i vari governi.

Non so quale dei due approcci (o varianti) sarà vincente.

Siamo sicuramente in una nuova rivoluzione economica mondiale come furono l’11 settembre 2001 oppure la crisi finanziaria del 2008.

Gli effetti futuri sono oscuri a tutti (nonostante i presunti “guru”).

Faccio allora una considerazione sulla base di quello che sto osservando attraverso le aziende per cui lavoro.

Seguimi.

Con il rallentamento economico cinese stanno accadendo le seguenti cose:

  • Chi vendeva in quel mercato ha avuto una fortissima contrazione di ricavi
  • Chi produceva in Cina ha dovuto sospendere la produzione o trasferirla in fretta ad altri fornitori
  • I nuovi impianti manufatturieri ingaggiati per la sostituzione (Vietnam, Indonesia, India, ecc.) non sono riusciti a partire con efficacia perché la gran parte delle materie prime venivano comunque dalla Cina

Situazione simile sta accadendo in Italia (con un paio di mesi di ritardo).

Ora la Cina sta ricominciando la produzione lentamente, mantenendo la quasi totalità delle commesse che aveva (anche se di valore economico diverso).

Le nazioni che ora sono restie a fermarsi, riusciranno a mantenere la produzione ed i loro mercati efficienti?

Se sì, le ipotesi economiche (oltre che sociali) cinesi ed italiane saranno state corrette.

Se così non fosse, ci troveremo che i mercati europei e nordamericani (i principali per consumi) saranno costretti a fermarsi proprio quando le due nazioni citate torneranno efficienti (la Cina più velocemente).

Ci sono molti dubbi:

  • A chi venderanno allora la nuova produzione?
  • Subiranno la sospensione dei mercati principali?
  • Per chi lavoreranno se non ci saranno commesse e mercati in cui vendere?
  • E se invece avessero ragione Boris Johnson o Trump? Guadagneranno fette di mercato?
  • Sarà possibile recuperare il tempo perso?
  • Che impatto ci sarà sulla credibilità della singola nazione e sulla relativa classe politica?

Ti rendi conto che molte decisioni economico-sociali sono sulla base di scommesse?

Ti appassiona sapere come andrà a finire, vero?

Anche a me moltissimo.

Sono tutti i giorni a studiare ed immaginare possibili scenari futuri.

Per puro diletto.

Perché tutto questo non è applicabile ad un’azienda.

Un imprenditore può scommettere sul futuro?

Da imprenditore, ti sentiresti di investire tutto su una scommessa come stanno oggi facendo i britannici?

Te lo potresti permettere?

Esatto.

Scommettere su un mercato, un prodotto o semplicemente un investimento non è qualcosa che un imprenditore può permettersi nemmeno di pensare!

Chi fa impresa ha bisogno di risultati.

Rientrare dei soldi investiti, benessere per la propria famiglia e per i propri collaboratori.

Non di promesse.

Le scommesse fanno parte della politica e della finanza (che comunque hanno i loro sistemi e le loro strategie per mitigare il rischio), nulla a che vedere con fare impresa.

Cosa deve fare allora un imprenditore che tiene al futuro della sua azienda?

Non scommettere.

Stare inermi in attesa che tutto torni, il più velocemente possibile come prima, è una scommessa.

Imamginare scenari futuri senza basi concrete è ancora una scommessa.

Te ne rendi conto vero?

L’unico approccio saggio è quello di studiare le evoluzioni del proprio mercato e rimandare le decisioni a quando le informazioni saranno significative.

Studiare il mercato significa:

  • Clienti (attuali e potenziali)
  • Concorrenza (diretta ed indiretta)

Osservare a distanza la concorrenza dovrebbe essere un’attività da fare sempre, senza riposo (anche se mi rendo conto che pochi hanno questa abitudine).

Studiare i clienti invece è una cosa che va fatta in questo momento, con maggiore attenzione di prima.

Come?

Dialogando con le persone e le aziende, farsi spiegare quali sono i problemi che stanno affrontando, come evolvono i loro bisogni o il loro mercato (in caso di B2B).

Questa conoscenza è indispensabile per ritornare sul mercato (quando l’emergenza sanitaria terminerà) con la giusta rotta e non in balia delle onde, come è successo a tantissime aziende dopo le crisi degli anni precedenti.

Tra tutti i potenziali investimenti che puoi fare in questo periodo di transizione, dai priorità alla comprensione del tuo mercato!

Ad maiora!

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Vittorio Pupillo

 

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