Le 3 strategie di Governo che hanno "affossato" l’Italia e che non ti puoi permettere senza fallire. Ecco perché la strategia di base di crescita aziendale si può applicare anche all’economia della tua nazione
Strategia & Business
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Le 3 strategie di Governo che hanno “affossato” l’Italia e che non ti puoi permettere senza fallire. Ecco perché la strategia di base di crescita aziendale si può applicare anche all’economia della tua nazione

debito pubblico

Se la tua azienda si dovesse trovare nelle stesse condizioni in cui si trova la nostra nazione Italia, cosa faresti per uscire dalla crisi?

Ecco, oggi parliamo di quali sono le strategie migliori per le aziende che hanno problemi di crescita o di crisi, in modo simile alla nostra nazione.

Affronteremo i problemi finanziari e di debito pubblico italiani in modo che diventino finalmente comprensibili a tutti.

Parliamo dell’Italia quindi, come se fosse un’azienda con problemi di crescita.

Iniziamo.

Ti sarai accorto che siamo in un periodo caldo per la politica.

Tutti i tifosi dei partiti politici sono usciti fuori a sostenere le loro tesi.

Avrai ascoltato e letto di tutto.

Ti sarai già accorto che molte delle cose che ti sono capitate sono sbagliate, faziose, false, frutto di ignoranza e demagogia.

Alcuni degli opinionisti e giornalisti più preparati spesso confondono la strategia di crescita (o di risanamento) della nazione Italia con le strategie di potere del proprio partito.

Pochissimi discutono il vero problema che la politica deve affrontare: la strategia per far guadagnare benessere ai cittadini e contemporaneamente ridurre il debito pubblico.

La famosa “coperta corta” tra: programmi per la riduzione del debito pubblico (verso le banche) e interventi per migliorare la condizione dei cittadini (che invece al contrario prevedono investimenti, cioè soldi da spendere).

Parliamo di questo.

Di strategia, per affrontare i problemi di una nazione, come se fosse un’azienda.

Però ti anticipo subito che, se sei un tifoso di un partito politico che cerca la conferma alle proprie tesi o alla propria ideologia, questo non è un articolo per te.

Probabilmente leggerai cose che non hai voglia di sapere.

Verranno messi in piazza i problemi strategici e gli errori dei politici dei governi passati (del governo attuale non ho ancora elementi per giudicarlo).

Se invece sei un imprenditore o un manager che si impegna tutti i giorni per risolvere problemi e far crescere la propria azienda, allora troverai molti spunti per sviluppare il tuo business ed evitare di cadere negli errori che solo la politica si può permettere di fare.

Nel seguente articolo troverai:

  1. L’analisi amara della realtà che viviamo (senza zuccheri aggiunti)
  2. La vera sfida a cui si deve sottoporre un governo che vuole veramente portare risultati di riduzione del debito e di aumento del welfare (cioè fornire e garantire: sanità, istruzione, previdenza, cultura, assistenza, servizi alle imprese, ecc.)

Tutto raccontato come se la nazione fosse un’azienda che ha bisogno di strategia per risolvere i suoi problemi e tornare competitiva sul mercato.

Analisi delle possibili strategie di sviluppo dell’Italia e il grande errore dietro le “riforme” che non ti puoi permettere con la tua azienda

Questo articolo nasce dalla strategia per affrontare il problema principale della nazione Italia: il grande debito pubblico.

Per il raggiungimento di obiettivi di stato sociale (cioè fornire servizi pubblici, anche detto welfare), molti governi da 30-40 anni a questa parte, hanno chiesto soldi in prestito, sia ai cittadini che al sistema bancario, attraverso l’emissione di obbligazioni, quelle comunemente chiamate titoli di stato.

Quel processo è stato portato avanti negli anni pensando molto ai benefici immediati e poco alla pianificazione, non a caso il debito è scappato fuori controllo.

Alla scadenza di ogni obbligazione emessa, oggi, siamo costretti a ripagare i creditori attraverso l’emissione di nuove obbligazioni. In un circolo di crescita del debito senza fine.

Il problema è chiaro.

Andiamo ora al “parallelo azienda – nazione” per capire meglio le strategie utili per risolvere il guaio in cui siamo.

Partiamo dalle definizioni.

  1. Le tasse rappresentano i ricavi, il fatturato, della ipotetica azienda Italia.
  2. La spesa pubblica sono i costi, ovviamente
  3. Il PIL (il Prodotto Interno Lordo = beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo di scambio, da wikipedia) rappresenta la vendita della nostra ipotetica azienda – da notare che i ricavi (le tasse) sono proporzionali al valore della vendita (il PIL appunto)

Come in tutte le aziende, anche in una nazione se i costi superano i ricavi non c’è utile (margini, profitto).

In una nazione se non c’è utile non puoi erogare servizi pubblici, in un’azienda se non c’è utile chiudi e porti i libri in tribunale.

Quando non produci utili, che tu sia una nazione o un’azienda, hai due possibili strade:

  1. Il fallimento (percorso in cui sono costrette la maggior parte delle piccole e microimprese italiane che vanno in crisi)
  2. Rinegoziare il debito con gli istituti finanziari presentando una strategia in cui dimostri che presto potrai produrre profitti per ripagare i soldi presi in prestito (strada percorribile solo dalle aziende più grandi e più “fortunate”)

Nel nostro parallelo con le aziende, la nazione Italia si trova nel secondo caso (per fortuna è una nazione ed è molto complicato il fallimento).

Torniamo al famoso problema della “coperta corta”.

Chi amministra la nostra nazione si trova con il problema di dover garantire servizi a cittadini e imprese e contemporaneamente ripagare il debito.

Cioè, chi governa deve trovare un modo per aumentare i margini (differenza tra ricavi e costi) per restituire i soldi in prestito senza distruggere lo stato sociale (cioè il welfare: sanità, istruzione, previdenza, cultura, assistenza, servizi alle imprese, ecc.)

Tutte le possibili soluzioni di gestione del debito applicate dai governi finora si possono riassumere in tre strategie:

  1. Aumentare le tasse per aumentare i ricavi
  2. Ridurre la spesa pubblica per diminuire i costi
  3. Aumentare il PIL per aumentare le vendite e quindi indirettamente aumentare i ricavi

Strategia N. 1 – aumentare le tasse per aumentare i ricavi

I governi passati hanno iniziato ad affrontare il problema aumentando le tasse.

Sembrava una soluzione logica nei momenti di benessere.

Purtroppo, la strada delle tasse non è infinita. Continuando a seguire questa strategia, infatti, siamo arrivati che il gettito fiscale italiano (cioè le tasse) è tra i più alti del mondo in rapporto al welfare prodotto.

Vediamolo dal punto di vista economico di business.

Nelle condizioni socioeconomiche attuali, insistere ancora con un incremento delle tasse ha l’effetto opposto di ridurre il PIL.

Significa che all’aumentare delle tasse hai una riduzione del PIL (quello che rappresenta la vendita della ipotetica azienda-Italia, ricordi?) cioè proprio il valore da cui vorresti ricavare le maggiori tasse di cui hai bisogno.

Questo comportamento dell’industria (quella che produce il PIL, le vendite della nazione) nei confronti delle tasse è stato ricavato osservando i fatti.

La ragione principale di questo rapporto inverso tra il fisco e il PIL è nella differenza di tassazione degli utili tra i diversi paesi.

Per farla semplice, se tu avessi soldi da investire per un’impresa tra due possibili nazioni che hanno parità di servizi, dove preferiresti investire?

In una nazione con tasse alte o in una nazione con tasse basse?

Ovvia la risposta…

Per questa ragione osservi che i possessori dei capitali privati (imprenditori in genere) preferiscono investire all’estero invece che in Italia.

Come dare torto agli investitori se l’attuale pubblica amministrazione è diventata così complessa che ostacola l’imprenditoria invece di aiutarla?

Torniamo alla strategia di aumento delle tasse.

Siamo arrivati allora, al punto in cui un aumento delle tasse viene compensato da una riduzione del PIL.

In pratica, quello che avrebbe l’obiettivo di far crescere i ricavi in realtà non sortisce nessun effetto perché, nello stesso momento, fa diminuire il volume complessivo di scambi (PIL) da cui raccogliere le tasse stesse.

Allora cosa fare?

Passiamo alla prossima strategia.

Strategia N. 2 – ridurre la spesa pubblica per ridurre i costi

Proviamo la strada della riduzione della spesa pubblica.

L’idea è quella di ridurre i costi mantenendo fissi i ricavi, per fare margini, profitti, utili.

Vediamo se funziona.

Parliamo di spesa pubblica e dei relativi servizi erogati.

Un argomento scottante.

Tutti i cittadini italiani sono ormai d’accordo su una cosa, cioè che i servizi resi dalla pubblica amministrazione non siano all’altezza delle tasse pagate.

Tutti se ne lamentano ogni giorno.

Ormai anche il più tifoso della politica ammette gli sprechi pubblici, l’eccessivo numero di persone impiegate, i bassi servizi resi e via dicendo.

La riduzione della spesa pubblica sembra quindi una strada logica per di smuovere la bilancia costi-ricavi.

Non a caso, gli ultimi governi non hanno fatto altro che lavorare sul fronte della riduzione dei costi pubblici.

Una tipologia di interventi promossa in tutte le forme con la definizione di “riforme”.

Sembra tutto logico, quasi obbligato.

Peccato che questa strategia di risanamento economico contiene un errore.

Grosso.

Nonostante i molti governi impegnati nelle “riforme” (cioè taglio dei costi pubblici) degli ultimi 10-15 anni registriamo il debito pubblico salire costantemente, come se nulla fosse.

Cioè quello che hanno fatto non ha funzionato!

Perché?

Il problema principale del taglio della spesa pubblica è che questa è direttamente proporzionale al PIL (la vendita) della nazione.

Te lo dico meglio, nelle condizioni socioeconomiche attuali, all’aumentare della spesa pubblica aumenta il PIL. Al diminuire della spesa pubblica diminuisce il PIL.

Significa che lavorare a “riforme” per la riduzione dei costi pubblici ha l’effetto indiretto della riduzione del PIL (la vendita) e quindi le tasse (il fatturato, i ricavi).

Lo confermano i fatti.

Non importa se in passato qualche teorico-economista-consulente-ecc. abbia fatto delle previsioni. Nella guida di una nazione come nelle imprese alla fine dei conti devi tirare una riga per fare la differenza tra ricavi e costi: se questa è positiva hai avuto ragione, se invece è negativa hai avuto torto.

Come per i venditori alla fine del mese. Conta quello che hanno venduto, non quello che hanno previsto di vendere…

Nella nostra nazione tirata la riga per capire se ci sono utili si è scoperto che sono aumentati i debiti.

I risultati dimostrano allora, che è inutile qualsiasi ulteriore taglio della spesa pubblica perché lascia inalterato il rapporto ricavi-costi alla situazione attuale, anzi permette al debito di continare a crescere.

debito pubblico

Andamento del debito negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di €) – fonte Wikipedia

Per capirci ancora meglio facciamo il parallelo con il mondo del business.

Mettiamo che la tua azienda ha bisogno di maggiori margini. Decidi per qualche ragione che la strada migliore è quella della riduzione dei costi (strategia promossa da tutti i consulenti direzionali di estrazione contabile…).

Fai tagli alla produzione, al servizio clienti, al salario del personale e alla % di commissione sul venduto. L’effetto che ottieni è:

  1. clienti scontenti (trattati male) che non torneranno più
  2. commerciali e dipendenti demotivati che vendono di meno e scappano alla prima occasione
  3. un prodotto appena sufficiente che sarai costretto a vendere ad un prezzo più basso

Cioè, l’unico risultato che otterrai sarà di perdere competitività sul mercato (avrai meno clienti che spendono meno).

Una specie di suicidio imprenditoriale.

Simile a quello che sta accadendo alla nazione Italia da 10-15 anni a questa parte.

È il tipico errore di manager e consulenti senza strategia di business, quelli che si fanno guidare solo dai numeri di bilancio e non dal business, che lasciano la parte più importante, cioè la vendita e i clienti, alla responsabilità di altri, come se questa non fosse parte della strategia.

La causa è la preparazione media della classe manageriale italiana.

Questo tipo di strategia la vedi applicare tutti i giorni nelle aziende in ristrutturazione (vedi Alitalia, Melegatti ecc.) che infatti non recuperano posizioni sul mercato ma anzi vanno giù a piombo verso il fallimento.

Nei fatti, questo tipo di strategia, nel caso di aziende private, lascia la responsabilità del business sempre e solo ai venditori (che infatti scappano alla prima occasione, almeno i migliori, quelli che vendono davvero).

Nel caso della nazione, la responsabilità della vendita (cioè del PIL) viene lasciata alle imprese private che, da sole secondo i teorici (consulenti e manager), dovrebbero farsi carico di tutti i problemi creati dalla politica e pagare tasse a piacimento.

È evidente che la teoria non funziona…

Andiamo avanti.

Passiamo alle strategie per uscire dalla crisi in cui siamo finiti.

Strategia N. 3 – Aumentare il PIL (le vendite) – La sfida strategica per uscire dalla crisi che il governo ed ogni azienda devono affrontare

Abbiamo detto, tutti i possibili governi italiani si trovano stretti nella morsa tra debito pubblico e riduzione dei servizi verso i cittadini.

Aumentare ancora le tasse (la pressione fiscale) non avrebbe effetto perché parallelamente ridurrebbe il PIL.

Anche un ulteriore taglio della spesa pubblica non avrebbe effetto per la stessa ragione.

Ma allora c’è un modo per uscire dalla crisi del debito?

Sì, ovviamente.

Lavorare per far crescere il PIL (la vendita) a parità di spesa pubblica.

Ti ricordo infatti che all’aumentare del PIL aumentano anche il volume di tasse incassate.

Quindi, se aumenti le vendite, le tasse cioè i ricavi (il fatturato nel caso di un’azienda) e si mantengono costanti i costi, riesci a produrre maggiori utili e ripagare il debito (magari anche ad investire qualcosa sul welfare).

Strategia che sembra ovvia per un’azienda ma non è semplice per una nazione.

Perché se vuoi aumentare il PIL (le vendite) di una nazione devi fare i conti che non avrai il controllo diretto ed immediato delle tue azioni, perchè:

  • Non puoi avere il controllo dei mercati (cioè clienti e concorrenza, pensa alla concorrenza globale, non fa mica quello che decide il tuo governo)
  • Hai bisogno di strategia, pianificazione ed investimenti per aumentare la competitività di un settore industriale
  • Hai bisogno di servizi reali alle imprese e al lavoro (di una pubblica amministrazione efficiente)
  • Hai bisogno di tempo per avere risultati (ammesso che gli investimenti siano stati fatti nel modo corretto e non solo per assegnare appalti ad aziende amiche dei politici…)

Per queste ragioni, i governi recenti (e i loro consulenti) che cercavano risultati veloci hanno sempre preferito le altre due strade.

Considerato però il fallimento nei risultati e nei fatti delle strategie di aumento delle tasse e riduzione della spesa pubblica, l’unica strategia rimasta è quella di lavorare per aumentare il PIL (le vendite).

Che poi anche in un’ottica di business, pensando alle aziende, prima di andare a toccare i numeri di bilancio (i costi) per migliorare il tuo margine devi andare a lavorare sulle vendite.

O no?

Allora cosa puoi fare per aumentare il PIL (le vendite) tenendo ferma la spesa pubblica?

Usare la strategia di base per la crescita (strategia che dovrebbero seguire anche le imprese private prima di altre cose).

Cioè quella di sfruttare al massimo tutte le risorse disponibili per aumentare il fatturato (vendite) prima di fare nuovi investimenti.

Per le aziende significa migliorare le vendite (più clienti e maggiore valore di acquisto per ogni cliente) a parità di spesa commerciale.

Per una nazione significa erogare al massimo i servizi pubblici (a parità di spesa) a cittadini ed imprese per aiutare le aziende a far crescere il PIL.

Ma cosa significa nella realtà di una nazione l’affermazione “erogare al massimo i servizi pubblici (a parità di spesa) a cittadini ed imprese per aiutare le aziende a far crescere il PIL”?

Significa lavorare per convertire/trasformare la spesa pubblica da improduttiva (come in molti casi è oggi) a produttiva.

Significa aumentare l’efficienza della macchina pubblica, cioè entrare nel merito di ogni processo per ottimizzarlo nella sua erogazione di servizi.

Significa anche capire quali risorse non produttive possono essere convertite in risorse produttive in altri processi o servizi.

Andiamo nel pratico così spariscono i dubbi.

Se in un ufficio pubblico ci sono 10 persone per svolgere un lavoro per il quale ne sarebbero sufficienti 6, il primo lavoro da fare sarebbe quello di organizzare l’ufficio in modo che 6 persone siano in grado di compiere con successo il lavoro richiesto, poi spostare le 4 persone rimanenti in altri processi/servizi dove diventare produttivi.

Cosa possiamo prendere di utile da questa chiacchierata per la tua impresa.

Riepilogo – cosa imparare da queste strategie per far crescere la tua azienda

Passare in rassegna le strategie economiche della nazione Italia ti ha permesso di riflettere sui vari effetti delle possibili azioni sulla tua azienda.

Da questi vale la pena evidenziare due temi importanti.

Il primo tema riguarda la strategia principale da seguire per la crescita di una azienda. Prima di pensare a nuovi prodotti, all’innovazione tecnologica od altro.

Per la tua crescita aziendale è molto più efficace ottimizzare il processo di vendita (tutto quello che c’è di necessario da fare per portare uno sconosciuto a diventare tuo cliente). Fare in modo che questo produca il più alto fatturato possibile a parità di spesa commerciale.

Evitare di lasciare il business ai soli venditori o alla fortuna, ma costruire processi di vendita e di marketing che ti permettano di controllare il numero di trattative, di clienti e di vendite per ogni euro speso.

Il secondo tema importante riguarda la produzione o l’aumento dei profitti, i margini.

È opinione comune (di manager e consulenti vari) che per aumentare i margini devi ridurre i costi al minimo. Purtroppo, lavorare sui costi senza una reale comprensione dei propri clienti e del processo di vendita porta ad una perdita di competitività dell’azienda sul mercato.

La maggior parte delle ristrutturazioni sui costi lasciano infatti i clienti alla concorrenza. Alla fine, invece di fare più margini ne fanno di meno e mettono in crisi tutta l’azienda.

La cosa principale da ricordare quindi è: costruisci ogni tua strategia, che sia di crescita o di risanamento, a partire dalla vendita.

Ad maiora!

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Vittorio Pupillo

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