Lavoro e risultati in quarantena. Quello che devi sapere per gestire il tuo lavoro e quello dei collaboratori con efficacia
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Lavoro e risultati in quarantena. Quello che devi sapere per gestire il tuo lavoro e quello dei collaboratori con efficacia

Il lato oscuro di “lavoro e risultati” in quarantena

In questo momento di isolamento, ci sono due tipi di comportamenti:

  1. sei costretto all’ozio
  2. continui a lavorare

In entrambi i casi le ragioni del tuo comportamente possono essere le più disparate.

Le persone del primo caso fanno a gara tra di loro a raccontarsi come passano il tempo, tra:

  • cucina
  • serie tv
  • libri
  • ginnastica in casa
  • varie altre attività creative (video, pittura, scrittura, cazzeggio, ecc.)

Le persone del secondo caso invece continuano a lavorare cercando di mantenere lo stesso ritmo produttivo precedente.

La maggior parte di queste si sono organizzate velocemente in soluzioni di smart working.
Altri, vedi i professionisti, già lavoravano da casa, per loro sarebbe cambiato poco.

Sarebbe” perchè qualcosa è cambiato anche per loro.

Qualcosa che riguarda la parte interiore dell’essere: la sfera emotiva.

Quella parte dell’essere umano spesso trascurata ma che incide sui risultati lavorativi, sulla produttività.

Nonostante moltissimi inneggiano al cielodurismo, “lavorare con foga per trovarsi pronti alla fine della quarantena“, “non ci fermiamo perchè siamo protagonisti del nostro futuro“, “la crisi porta opportunità” ed altri messaggi simili, le cose stanno diversamente.

Forse è possibile controllare i pensieri, sicuramente non si possono controllare le emozioni.

Infatti, chi lavora oggi, vive le seguenti tre difficoltà:

  1. la fatica di superare la tentazione di fermarsi quando la maggior parte delle persone attorno pensa ad attività ludiche (ti senti un emarginato)
  2. la fatica di trovare la motivazione di lavorare in condizioni economiche più difficili (nella maggior parte dei casi le persone hanno avuto una contrazione del reddito, se non addirittura una’azzeramento, vedi ad esempio molte delle famose “partite iva”)
  3. l’impossibilità di avere una compensazione a fine giornata per ricaricare, cioè fare una qualsiasi delle tipiche attività di svago sociale, cioè alimentare quella sfera emotiva accantonata durante il tempo (lavorativo) della sfera razionale

Quest’ultima è la questione più critica.

In condizioni normali, dopo una giornata di lavoro intensa (il lavoro razionale è antitesi delle emozioni) le persone hanno bisogno di un qualche tipo di gratificazione, di qualche attività che gli permetta di esprimere quella parte di sè impedita dal lavoro.

Quante volte ti sei sentito dire frasi del tipo:

“ho bisogno di fare questo o quello…”

“ho bisogno di svagarmi…”

“ho bisogno di vedere qualcuno…”

O altre espressioni simili?

Ecco, quelle attività trascurate dalle persone in condizioni normali hanno influenza sulla tua produttività.

Non riconoscere o ignorare, questo tipo di problemi porta facilmente nel territorio dello stress (per insoddisfazione e frustrazione) con conseguente calo di motivazione e risultati.

Perchè alla fine stiamo parlando di questo, della fatica e delle difficoltà a continuare a lavorare e produrre, soprattutto se il reddito sta andando in crisi.

L’uomo non è una macchina, conoscerne questi meccanismi profondi ti permette di prevenire le sofferenze e gli errori di gestione.

Che sia un discorso di lavoro in proprio o di gestione di collaboratori, tenere conto di questa situazione contingente, riconoscerla ed accettarla (primo passo di qualsiasi gestione psicologica), ti aiuterà a portare avanti il lavoro (personale o di squadra) con risultati migliori.

Ad maiora!

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Vittorio Pupillo

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